Il settore agricolo e dell'allevamento in Tanzania

La voce più importante per l’economia della Tanzania è sicuramente l’agricoltura, infatti da sola rappresenta il 47% del PIL del Paese. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si coltiva a mano e su appezzamenti ridotti, l’irrigazione al 90% dipende dalle precipitazioni e c’è uno scarso uso di fertilizzanti. Tutti questi fattori determinano una bassa produzione per ettaro. Il governo è intenzionato a cambiare tale realtà e considera gli investimenti nell’agricoltura come un fattore “chiave”. Inoltre, ancora c’è molta terra disponibile e le esigenze della popolazione per quanto riguarda l’alimentazione sono in continua crescita, quindi un investimento su larga scala per il settore agricolo sicuramente può essere molto lucrativo, ma va ponderato bene perché la locazione di terreni economici per uso agricolo è spesso lontana dai posti di trasformazione e vendita e il trasporto è un fattore fondamentale. Esistono anche possibilità di coltivare terreni statali in affitto sia dai villaggi che dallo stato con contratti decennali risparmiando così sull’affitto. Sostanzialmente, per chi possiede il know-how necessario e i mezzi agricoli, la Tanzania è il posto ideale dove stabilirsi.

Anche il brokeraggio di commodity alimentare come riso, mais, soia, grano, legumi è molto redditizio se fatto su larga scala. Si riscontra una mancanza di capannoni e, in particolare, di quelli creati per lo stoccaggio agricolo e silos; così, crearsi la propria struttura e avviare questa attività significa inserirsi in un settore che vive una costante crescita. In un clima tropicale, una buona conservazione in silos è critica. Solo per fornire un esempio, il prezzo del mais può oscillare fino al 45% durante alcuni periodi dell’anno, generalmente festività natalizie e Ramadan.

Qualsiasi trasformazione agroalimentare crea delle ottime opportunità.

È importante sapere che la produzione agricola nazionale anche nei settori più comuni spesso non è sufficiente; l’autosufficienza alimentare non è garantita ed è fortemente legata alle precipitazioni e spesso si creano zone di insufficienza anche dei prodotti agricoli più coltivati. Esistono poi deficit enormi risolvibili solo con l’importazione dall’estero di grano, sorgo e miglio.

L’importazione di grano costituisce il 30% di tutte le importazioni agricole ed è destinata ad aumentare, non solo per l’aumento demografico, ma anche per il cambiamento dell’alimentazione degli abitanti che usano come modello quella europea e americana basata sulla farina di grano.

Settore ortofrutticolo

Questo settore è il settore con il più forte incremento commerciale di tutti, infatti aumenta del 12% annuo per varie ragioni, tra cui il clima ottimo e differente a seconda della regione e la posizione geografica.

Possiamo dividere il settore in due parti, ossia la produzione ortofrutticola per il consumo nazionale e la produzione ortofrutticola per l’esportazione.

Consumo nazionale

Il costante aumento della popolazione urbana e la modernizzazione della sua dieta ha generato un cambiamento nell’alimentazione con conseguente richiesta di frutta e verdura, nello specifico pomodori, lattuga, broccoli, zucchine, fagioli e legumi, mele, pere, arance, mango, avocado, ananas e cocco.

La produzione è sempre a stretto giro e con filiera breve.

Il cambio di dieta e stile alimentare porterà a una diversificazione della richiesta sempre maggiore con il passare degli anni.

Produzione per l’esportazione

Essendo la Tanzania una zona tropicale, ma con una notevole differenza di microclimi, si presta benissimo alla produzione di ogni tipo di frutta e verdura e anche spezie, sia comuni che rare. Manodopera a basso costo, buon collegamento di cargo aerei e cargo navale e politiche favorevoli al riguardo, la collocano in prima posizione per esportare in mercati a clima freddo come Europa e Russia.

La coltivazione di piante e fiori di pregio come le rose è molto lucrativa e crea molto lavoro, infatti le rose ad esempio sono già coltivate in 50 differenti qualità e vendute nel nord Europa.

Gli avocado di qualità Hass stanno creando piantagioni con richieste sempre più grandi da parte dei mercati mondiali, tra cui quello americano e italiano.

Moltissimi altri frutti che si coltivano e che possono rappresentare una grande opportunità sono: meloni verdi e rosa, pompelmi, lime, limoni, arance, lamponi, mirtilli, more da gelso, uva, banane di vario tipo, frutto della passione, frutto del dragone e molti altri.

Tabella produzione agricola per zona del Paese

Zona

Regione

Raccolto

Note

Centrale

Morogoro

Spezie , riso, cassava, frutta temperata e ogni tipo di vegetale

 
 

Dodoma

UVA, pomodori, cipolle, frutti di baobab

 
 

Iringa

Frutti a clima temperato e ortofrutticoli generici (pomodori e cipolle)

 
 

Njombe

Avocado , Patate e fiori 

 
 

Mbeya

Riso, legumi, soia, frutta temperata, avocado, banane, limoni, vegetali, caffè

 
 

Ruvuma

Cipolle, frutta (pesche, avocado, frutto della passione, mango), soia, legumi

 

Nord

Arusha

Fiori, frutta temperate, vegetali

 
 

Kilimanjaro

Caffè, legumi, fiori, avocado, funghi

 
 

Manyara

Vegetali e frutta a temperatura bassa, banane rosse

 
 

Tanga

Frutta e frutti temperati, spezie e frutta tropicale

 

Costiera 

Costa

Frutta tropicale, cocco, mango, banane

 
 

Dar Es Salaam

Frutta tropicale

 

Zona dei laghi

Kagera

Vaniglia, banane, caffè

 
 

Mwanza

Frutta tropicale

 
 

Mara

Banana e frutta tropicale

 

Ovest del paese

Kagoma

Frutta tropicale, carote, cipolle, vaniglia e curcuma

 

Conservazione e preservazione

Un’altra opportunità risiede nella catena del freddo e conservazione, infatti circa il 30% dei prodotti di frutta e verdura  vengono persi per cattiva conservazione causata dal clima caldo. Quindi, qualsiasi investimento che riduca questo problema può trovare una sua nicchia nel mercato.

Esportazione del caffè

Questa attività in Tanzania è molto ben sviluppata nella parte nord del Paese, vicino al Kilimangiaro, sia con importanti coltivatori che con grandi cooperative di raccoglitori del caffè locali. Vista l’abbondanza del prodotto e l’elevata qualità, rappresenterebbe un’ottima opportunità investire in un impianto di tostatura di alta tecnologia.

La parte sud del paese, invece, è mal sviluppata per il caffè per due ragioni: questa zona è normalmente più bassa rispetto all’altitudine dove inizia a crescere il caffè, di fatto solo intorno a Mbeya, Songea e Mbinga ci sono cooperative sviluppate, quindi la produzione del caffè di questa zona è affidata a un paio di fabbriche governative, le quali organizzano aste di caffè verde e caffè liofilizzato per il mercato locale.

Olio edibile

La Tanzania ha un deficit di olio edibile incredibile, il consumo è di 570.000 tonnellate e la produzione è di 205.000 tonnellate, il 45% circa è di produzione locale, il 55% è di importazione. Inoltre, sta cambiando anche questo mercato, infatti in passato l’olio preferito era l’olio di semi di girasole, ora si inizia a credere che l’olio di semi di sesamo sia la prossima direzione da prendere. Confrontando le due colture, il sesamo richiede meno acqua, cresce su terreni qualsiasi e in generale richiede meno cura da parte del contadino, la sua resa per ettaro è anche superiore.

Il governo sta cercando di attuare politiche volte all’incrementare della produzione locale. Importazione e produzione possono essere due ottimi business.

Agave sisal

Questa pianta ha mille usi, dalla produzione di corde a tessuti di rinforzo per la vetroresina, la Tanzania è il secondo paese al mondo per produzione, il suo prezzo spesso è strettamente connesso al prezzo del petrolio. Pertanto, quando il petrolio sale diventano più economici i prodotti di agave, mentre se il petrolio scende, accade il contrario.

Canna da zucchero

la coltivazione di canna da zucchero sicuramente è un altro settore considerato “chiave” perché esistono pochissime fabbriche, alcune delle quali sono vetuste. Il gap di importazione dall’estero è di oltre 300 mila tonnellate all’anno solo per la Tanzania e altre 400 mila tonnellate all’anno negli stati confinanti. Una fabbrica magari locata al confine con un altro stato potrebbe rivelarsi un eccellente investimento. Leggi stringenti e problematiche di trasporto rendono difficile l’importazione da fuori l’africa dell’est, favorendo un mercato locale e aumentando i prezzi dello zucchero a prezzi molti più alti rispetto ai mercati europei. Ad esempio, il prezzo medio di un kg di zucchero in un supermercato europeo è di 0,40$/kg, mentre in Tanzania è di 1,13$/kg, in Kenya è 0,99$/kg, in Uganda è 1,24$/kg. 

Il clima tropicale della Tanzania è perfetto per coltivare la canna da zucchero con una resa per ettaro di 120 tonnellate

Bestiame

Questo settore in Tanzania necessita di una forte modernizzazione. In Africa, la Tanzania è il terzo  paese per bestiame: 28 milioni di vacche, di cui il 98%, sono di razze locali, 16,7 milioni di capre, 8 milioni di pecore, 2,7 milioni di maiali e 36 milioni di polli.

La maggior parte delle vacche sono allevate in maniera “semi-brada” e da piccoli allevatori con rendimenti di latte e carne per singola vacca molto bassi, derivanti dalla durezza ambientale e dal fatto che le vacche sono costrette a camminare molti chilometri al giorno sia per procurarsi il cibo che l’acqua. Questo stress genera una carne edibile abbastanza “dura” alla masticazione e una produzione bassa di latte, si riscontra così una generale incuria da parte dei pastori.

Carne

Il consumo di carne è aumentato nell’ultimo quinquennio del 20%, in particolare il valore di consumo pro-capite stimato è di circa un terzo della media europea il che fa capire l’enorme potenziale di sviluppo del settore. Gli impianti produttivi come i mattatoi e la catena di produzione della carne sono realizzati con metodi antichi e pieni di sprechi con condizioni igieniche molto scarse. Così, sono richiesti moderni impianti di macellazione che avrebbero ottimi rendimenti.

Anche la produzione di salumi è scarsa, ma inizia ad emergere una richiesta tra gli abitanti della Tanzania.

Latte

solamente il 2,7% della produzione di latte passa attraverso una filiera come in Europa, con la raccolta, l’imbottigliamento e la distribuzione; il 97% viene venduto dal contadino all’utente finale con scarsi controlli e scarse condizioni igieniche, si tratta di una pastorizzazione parziale fatta nelle case private. La ragione risiede in una moltitudine di fattori, tuttavia il più importante è il prezzo che raddoppia passando dal contadino al negozio.

Un altro problema che affligge la produzione del latte consiste negli sbalzi della produzione media giornaliera fino al 40%, tra stagione delle piogge e stagione secca. Questo perché le vacche sono tenute in uno stato semi-brado, dove camminano tutto il giorno per trovare cibo e acqua e rientrano alla stalla per poi essere munte.

Esiste anche un mercato consistente di vendita di latte in polvere, non facile per la battaglia dei prezzi, di alcune grosse multinazionali.

Pellame

Essendo il terzo paese per popolazione di bestiame in Africa, le pelli non mancano. Nonostante ciò, il mercato del pellame è ancora sfruttato ben poco; per molti decenni era statalizzato e solo nelle ultime due decadi ha iniziato un graduale processo di privatizzazione, per questo negli ultimi anni il settore dell’esportazione di pellame è in continuo aumento. Tuttavia, la percentuale più alta di esportazione sono pellami grezzi con circa l’83%, semilavorato con un 14% e solo l’1,8% di prodotti finiti.

Il governo fornisce incentivi per diminuire l’esportato grezzo e aumentare il semilavorato ed il finito, vedi EPZA e SEZ.

Le tipologie di pelli esportate sono al 71% bovino ,16% capre e il rimanente tra equini e pecore. I compratori del pellame tanzaniano sono principalmente Cina, Pakistan, India e Italia. Si tratta di paesi dove il pellame viene poi conciato e ritrasformato in semilavorato per poi essere riesportato in paesi minori, oppure, come nel caso dell’Italia, direttamente in manufatti da esportare all’estero.

Creare una conceria in Tanzania potrebbe essere un ottimo affare; in Europa più passa il tempo e più aumentano le norme anti inquinamento e il costo della manodopera, mentre qui sono norme sicuramente più tranquille. La materia prima è ampiamente presente, la manodopera è a basso costo e inoltre la Tanzania gode di alcuni facilitazioni per commerciare in America con il trattato AGOA, che aiuta i paesi africani con dei dazi doganali bassissimi rispetto agli altri paesi. 

Se vuoi approndire, ecco la nostra guida alle convenzioni tra Tanzania ed il resto del mondo.

Miele

Grazie al 24% del paese protetto con oasi naturali e l’ampia varietà di piante e foreste con ogni condizioni climatiche, coadiuvate da manodopera a basso prezzo, rendono ideale la coltivazione biologica su larga scala.